Non è da sottovalutare quanto successo a Norcia e in chissà quante altre città italiane.
Ormai i dirigenti o i responsabili dei partiti politici sono completamente asserviti alla carica che ricoprono: hanno sempre presente il ritorno di immagine che l’attività politica gli garantisce, gongolano nel vedere articoli di giornali sui quali è impresso il loro nome, sono lusingati dagli inviti istituzionali a dibattiti, cene e quant’altro e contestualmente perdono ogni contatto con la loro missione principale: il fare politica. Direi di più, sono convinti - e purtroppo ormai lo è anche una bella fetta di opinione pubblica - che fare politica significhi proprio ciò che ho scritto sopra. Hanno dimenticato che lo scopo della politica, e quindi di chi dei suoi rappresentanti, è quello di creare un raccordo tra istituzioni e cittadini. L’andare a votare alle primarie del P.D. ove presidente di seggio è un giovane amico (militante della margherita) anch'egli citato nell'articolo, significa aver sostituito l’identità con la bramosia di visibilità; significa aver smarrito completamente la propria direzione e con essa la ragione della propria esistenza politica in cambio del tesserino di iscrizione alla Casta. Con la scusa del politicamente corretto taluni rappresentanti politici non fanno altro che ciarlare con i pari grado di partiti e movimenti avversari al solo scopo di affascinare i cittadini manifestando la propria appartenenza ad un ceto superiore.
Spero vivamente che questo sia avvertito dalla base elettorale, da quello che mi piace ancora chiamare popolo del quale mi considero onorato componente, e che tale sensazione si trasformi in un largo consenso al nostro movimento.
Starà a noi poi non rimanere vittime degli stritolanti meccanismi della partitocrazia. Il progetto di A.N. in questo ha fallito miseramente (anche a causa dalla iniezioni nei quadri di partito di troppi soliti noti avvenuta subito dopo Fiuggi). Abbiamo il dovere di riuscirci. Se non dovessimo farlo non avremmo il diritto di chiamarci uomini di Destra.
Domenico Salimbeni.
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