
Vi proponiamo questo articolo, pubblicato oggi dal Corriere della Sera, che, a nostro giudizio, fa capire cosa c’è davvero dietro le montagne di rifiuti accumulati nelle strade di Napoli, fa capire perché un’emergenza annunciata da oltre un anno e mezzo non è stata fronteggiata nel modo dovuto. E fa anche comprendere come e perché quelle montagne di rifiuti si trasformano in una montagna di denaro, che finisce nelle tasche degli uomini della casta, alla faccia del cittadino.
La Procura all’udienza per il rinvio a giudizio del
governatore:
con cifre così alte, più durava l’emergenza più si
lucrava
«Il vice di Bassolino guadagnava un milione»
Rifiuti, requisitoria
del pm. Nuova procedura Ue per lo smaltimento illegale
La crisi potrebbe ulteriormente acuirsi a causa del blocco
dell’impianto di cdr di Giugliano
NAPOLI —
L’emergenza rifiuti è stata l’occasione per far guadagnare cifre «inimmaginabili
» a chi lavorava negli anni scorsi al commissariato straordinario, dove durante
la gestione Bassolino i subcommissari hanno ricevuto compensi pari anche a
novantacinquemila euro al mese e non c’era quindi alcun interesse a risolvere la
situazione. È questo uno dei punti centrali della requisitoria dei pm Noviello e
Forleo durante l’udienza preliminare per il rinvio a giudizio del governatore
della Campania Bassolino, dei vertici di Impregilo e di alcuni ex rappresentanti
del commissariato.
I pm hanno citato i casi più eclatanti: il subcommissario Vanoli percepiva un milione e cinquantamila euro all’anno, i subcommissari Paolucci e Facchi, compensi tra gli ottocento e i novecentomila euro. La stessa situazione si sarebbe verificata anche quando commissario era il prefetto Corrado Catenacci, che in una intercettazione telefonica allegata agli atti del procedimento e citata dai pm, si lamentava con l’interlocutore, perché il suo stipendio era di cinquemila euro mensili, mentre due tecnici della struttura commissariale intascavano cifre pari a un miliardo di lire all’anno.
Con compensi così alti, sostiene la Procura, è chiaro che «più durava l’emergenza più si guadagnava», e quindi la gestione commissariale non avrebbe avuto affatto interesse a superare la crisi. Di qui le molte inadempienze che oggi sono contestate agli imputati — soprattutto non aver messo a norma gli impianti cdr che producono un materiale inutilizzabile come combustibile nel futuro inceneritore di Acerra e in qualunque altro inceneritore — e di cui, secondo i pm, Bassolino era a conoscenza perché il suo ruolo di commissario era un ruolo «amministrativo e non politico» e aveva quindi «giuridicamente l’obbligo di controllare».
L’emergenza che oggi affligge la Campania nasce, sostiene la Procura, anche
da quella cattiva gestione commissariale che consentì all’Impregilo di far
finire in discarica non il 14 per cento dei rifiuti prodotti, così come
prevedeva il piano, ma il 49 per cento, intasando gli impianti e creando quella
che i pm chiamano «fame di discariche» con la quale deve fare i conti oggi il
commissario De Gennaro mentre cerca di portare la regione fuori dalla
crisi.
Una crisi che rischia di costare all’Italia pesanti sanzioni dall’Ue
(appena avviata una nuova procedura di infrazione per le troppe discariche
abusive in tutto il Paese) e che potrebbe ulteriormente acuirsi a causa del
blocco dell’impianto di cdr di Giugliano, che ha i depositi pieni e ieri ha
dovuto sospendere la lavorazione dei rifiuti.
Fulvio Bufi