NE' DURI NE' PURI
Presi dal panico più totalizzante, annaspando tra i gorghi della
propria inconsistenza, risucchiati dall’acrimonia verso il
coraggioso, alcuni esponenti, anche di spicco, dell’ormai
agonizzante Alleanza Nazionale, hanno pensato bene, nel corso della loro
campagna denigratoria attuata nei nostri confronti, di utilizzare
l’arma della lotta all’estremismo ideologico, quale fosse
ormai l’ultimo baluardo al quale attaccarsi per giustificare il vuoto propositivo nel quale galleggiano ormai da anni.
Recentemente è apparso un
articolo sul Secolo d’Italia a firma di Flavia Perina intitolato
“I duri e puri falliscono la prova”. Ovviamente
l’argomento trattato è la mancata presenza dei nostri
senatori alla votazione sulle nomine rai avvenuta a Palazzo Madama lo
scorso 20 settembre.
Tralascio tutte le inconsistenti
argomantazioni sciorinate da cotanta mente poiché, qualsiasi
lettore dotato di un minimo di intelligenza politica riesce a farle da
solo; voglio soffermarmi però sul messaggio che, tra le righe e
piuttosto maldestramente, la signora ha tentato di trasmettere al
lettore assegnando al movimento di Storace la rappresentanza dei
duri e puri, quelli, per intenderci, che stanno bene nel loro ghetto in
quanto pericolosi e privi di ogni senso critico nei confronti degli
altri e di loro stessi.
E no, cara la mia furbacchiona, non
ci caschiamo. Non siamo né duri né puri. Siete voi che
siete diventati sporchi - poiché aperti a qualsiasi tipo di
contaminazione purchè orientata al raggiungimento del consenso -
e mosci - poiché non avete il coraggio di
difendere le vostre idee (se tali si possono chiamare quelle
finalizzate alla sola ricerca di consenso) in nome del
politicamente corretto post
veltroniano -.
Il popolo di “La Destra”
è costituito da gente normalissima non proveniente
dall’area della destra radicale, se non in minima parte, affatto
estremista e aperta a qualsiasi tipo di dialogo ed approccio
soprattutto verso la base che, per noi, resta il faro illuminante della
nostra lotta politica in nome di quell’appartenenza che per voi
è ormai solo un termine privo di significato.
Con restituita acrimonia.
Domenico Salimbeni.