NEW - 20 ottobre 2008 –  NEW -

Tracchegiani
si oppone  alla proposta di modifica della Legge elettorale regionale proposta dal PDL 

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- 5 ottobre 2008 – Congresso Provinciale de La Destra - NEW



Il 5 ottobre u.s. si è svolto a Perugia, presso l’Hotel Arte, il primo congresso provinciale della Destra dal quale, oltre ai delegati per il prossimo congresso nazionale, è stato eletto, per acclamazione, il nuovo Portavoce Provinciale.
I siti regionali (www.ladestraumbria.it e www.tracchegiani.it) ancora oggi non ne fanno menzione... vabbè dovrò parlarne un po’ io.

In primo luogo intendo fare i miei migliori auguri al nuovo Portavoce Provinciale impersonato da Michele Boccali di Bastia Umbra.
Michele è buona persona, un po’ sanguigna ma sicuramente valida.
Sarà dura per Michele, ne sono convinto, soprattutto alla luce di quanto successo domenica in occasione della nomina dei delegati per il congresso nazionale fatta in fretta e furia da una ristretta cerchia di persone. Ok, sono d’accordo, non vi erano mozioni in competizione, Boccali era l’unico candidato al congresso provinciale e anche al Congresso Nazionale non ci saranno mozioni in competizione. Ciò non toglie però che certe scelte dovrebbero essere partecipate e soprattutto lontane dallo stile A.N. dal quale, ahime, troppo spesso traggono ispirazione; i cattivi maestri hanno fatto più danno di quanti se ne potevano contare ad un primo, seppur attento, esame?
Alla lettura dei 28 delegati sono trasalito, non volevo crederci. E’ dal 28 luglio 2007, data di partecipazione ad una cena fatta con il nuovo Portavoce, con Aldo Tracchegiani, con Sante Coccia, con Gianluca Procaccini e altri pionieri che ho aderito con entusiasmo al progetto. Ho visto arrivare tante persone una dopo l’altra, ho conosciuto storie e vicende appassionanti ed uomini carichi di forza spirituale, ho convissuto con loro la campagna elettorale, la prima delusione trasformatasi in consapevolezza di essere forza vera, l’entusiasmo per i risultati umbri etc. etc. Ebbene su 28 nomi enunciati da Sante Coccia durante il congresso ho notato solo pochissimi di quegli uomini. Sono rimasto allibito nel sentire  nomi di persone che nulla hanno a che fare con la politica e con la storia della nostra area socio-culturale che saranno presenti al congresso come delegati. Non ho ovviamente sentito il mio nome... (mi è stato detto di essere arrivato tardi – deprimente –).
Sia chiaro! Non sono indignato per la mancata delega al Congresso Nazionale, molto probabilmente non avrei potuto partecipare lo stesso per impegni precedenti; sono amareggiato poiché noto la totale mancanza di passione nella politica. Si è creato un gruppetto pseudo-dirigente che, autoreferenziandosi, crede di amministrare un partito politico. Ebbene, se questo è il buongiorno ho l'impressione che i miei auguri potrebbero non bastare al nuovo Portavoce.
Ho fiducia in Lui però, credo fermamente che sarà in grado di dare un’impronta diversa alla federazione Perugina del Partito. Spero che vorrà avvalersi di uomini e donne che fanno politica per passione, perché nutrono in cuore la speranza di vedere affermata al governo della Nazione la propria concezione della vita, dell’economia e soprattutto dell’uomo. Con questo non voglio assolutamente affermare che taluni soggetti facenti parti del comitato organizzatore attuale, pratichino certi ambienti animati solo da interesse personale, non potrei; posso affermare però che manca un elemento fondamentale nella attuale federazione, un elemento che ha animato decenni di lotta, di lotta vera che spesso sfociava anche in tragedia, manca il CAMERATISMO, il sentirsi parte della stessa battaglia, il sentirsi unico grande organismo in movimento che abbisogna di tutta quell’energia che fluisce solo dagli animi più puri. Non dimenticherà questo concetto il nuovo Portavoce, ha attraversato molti momenti della vicenda politica della nostra area, ha conosciuto il M.S.I., la prima A.N. e l’ultima dalla quale è fuggito a gambe levate. Va dove ti porta il cuore, Federale! Non trasformare la Federazione de La Destra in una circolo ricreativo ove darsi ragione da soli. Il mondo è fuori e ci aspetta con il coltello fra i denti. Andiamo, TUTTI INSIEME, con ardimento a urlargli le nostre ragioni e le nostre idee. Chi non se la sente e preferisce i caldi salotti delle TV alle fredde panche dei parchi pubblici fallo accomodare da un’altra parte più consona al suo essere. Che sia un nuovo inizio!

Al congresso ho potuto apprezzare l’intervento di Agostinacchio: in particolare m’ha colpito il passaggio nel quale parlava dei due grandi “contenitori” P.D. e P.D.L. come due "proiezioni" di Confindustria; due modi diversi di fare “gestione” e due modi identici di fare “politica”. Ebbene è questa, a mio avviso, la chiave di lettura dell’attuale momento politico. Proprio in questi giorni stiamo vivendo una delle crisi più nere della finanza (e quindi anche dell’economia attuale che su di essa pone le proprie basi). Come non rispolverare i nostri dogmi, i nostri “postulati” che rifiutavano a priori la supremazia della finanza sull’economia? Perché, ora  che l’argomento diviene di scottante attualità, qualcuno pensa ancora di fondare la nostra battaglia politica sulla sicurezza, prostituzione, immigrazione etc. quando su quegli argomenti non siamo certo originali? Non è giunto il momento di riprendere il discorso troppo affrettatamente abbandonato a Fiuggi sullo Stato Nazionale del Lavoro? Non è il momento, ora che il sistema mostra i suoi difetti congeniti, di rivendicare il nostro pensiero, di criticare apertamente il sistema capitalista che vede il lavoro come strumento a servizio del capitale e non come motivo di innalzamento della persona? Aspettiamo che Tremonti scriva la seconda parte del suo libro e con esso termini il suo scippo nei nostri confronti?

7 ottobre 2008

Domenico Salimbeni – www.ladestravalnerina.org


discussione sul forum




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- Dalla Prima Pagina di LIBERO del 14.09.2008 - NEW

Lecito cambiare idea. Ma ormai la sua non è più destra – di Marcello Veneziani

Ragazzi di destra non fischiate Fini. Non indignatevi e non scandalizzatevi a sentirlo definire la destra come antifascista, a bollare il fascismo come male assoluto, a tirare le orecchie ad Alemanno e La Russa, a elogiare i partigiani e condannare i combattenti (...) (...) della repubblica sociale. Non fischiatelo, ormai è un altro. Ha cambiato opinione, e che lo faccia per convenienza o per carriera personale, non muta la sostanza. È lecito cambiare idea, ha tutto il diritto di dire il contrario di quel che pensava fino alla tenera età di quarant’anni quando sognava il fascismo del Duemila. Anzi aggiungo a sua discolpa che se dubitate della sua buona fede di antifascista ora, potete dubitare pure della sua convinzione fascista di ieri: forse davvero non credeva in niente, ieri come oggi; era un fatto superficiale e perciò non gli è costato molto smentirsi in modo così radicale. Va tutto bene, per carità. Ora, tolto lo scudo protettivo dell’appartenenza, Fini sarà giudicato per quel che vale lui e per cosa fa in concreto e non più per quel che rappresenta e da cui proviene. Solo una cosa obbietto: Fini con la destra non c’entra più niente, con qualunque destra, a cominciare da Alleanza nazionale, abbia la lealtà di dirlo chiaro e forte. Perché una destra vera, libera, moderna e democratica, anche conservatrice, libertaria e tradizionalista, non si definisce antifascista e non giudica il fascismo come un male assoluto; ma reputa morto il fascismo insieme all’antifascismo, non proponibili ambedue sul piano politico, e reputa il fascismo un fenomeno davvero complesso da affrontare sul piano storico, irrimediabilmente legato alla sua epoca, tra nazionalismi, guerre e comunismi feroci; un regime autoritario e non totalitario, una dittatura col consenso popolare, non paragonabile al nazismo e al comunismo.
Subalternità ideologiche
Una destra vera non accetta subalternità ideologiche versa la sinistra, riconosce il ruolo nefasto che ha avuto l’antifascismo a fascismo morto, in tutti questi anni, dopo averne rispettato il valore e l’esempio quando il fascismo era in auge. E una destra vera ha dignità, non sta in ginocchio col cappello in mano a ripetere quel che gli intimano di ripetere per farsi accettare nel club. Una destra vera, per esempio, piuttosto che con Alemanno o La Russa, se la prende con i Veltroni che speculano sulla Shoah per mettere in difficoltà Amato e boicottare la sua commissione; o con i mediocri questurini dell’ideologia antifascista, come Angelo d’Orsi che l’altro giorno schedava gli storici revisionisti e li additava al pubblico disprezzo.
Se Fini esplicita che ormai è estraneo alla destra, insofferente verso il suo partito e il suo stesso passato, se si riconosce che il fu Mattia Pascal con una nuova identità e dichiara morto il precedente Fini , allora tutti i dettagli vanno a posto e nessuno può di nulla. Ma non può trascinare in questo vortice cinico e nichilista tutto un mondo, un’area, una cultura perfino. Non può, per raccattare qualche caramella dai media e da qualche salotto buono, abbandonare i milioni di elettori o gettare fango su chi si trova ancora oggi a subire disprezzo e discriminazione solo perché ha un diverso giudizio storico sul Novecento. Fini non può raccogliere voti a destra, in quella destra, per spenderli poi in modo opposto; tradisce un mandato.
Fini è ormai un single in politica, una new entry di fresca verginità, un attesa di collocazione e ruolo. Libero lui ma liberi anche i suoi elettori, una volta escluso il legame di appartenenza, di scegliersi come loro rappresentanti altri che magari abbiano dato prova di qualità nel governo; che so Tremonti o Formigoni, Maroni o la Moratti, oltre che Berlusconi.
Quel che mi pare assurdo, semmai, è il silenzio ossequioso del suo ex partito e dei suoi dignitari, anche se la parola dignità in questo caso stride. Ma non vedete che vi sta riducendo ad una banda di straccioni homeless?
Vent’anni fa
Venti, quindici anni fa, quando Fini si definiva fascista del Duemila, io scrivevo libri e articoli per liquidare il neofascismo, esortando l’Italia, la destra e la sinistra a trasferire il fascismo e l’antifascismo dall’agone politico al giudizio storico. Archiviateli, dicevo, non possono essere ragione di identità, divisione e discriminazione politica. Consideravo il fascismo morto e sepolto; e assurdo e caricaturale ogni tentativo di rimetterlo in vita.
Sostenevo la sproporzione geometrica di rimpiangere per quarant’anni un evento storico durato la metà; figuratevi ora che sono trascorsi più di sessant’anni. Liberatevi dal complesso del fascismo, la destra non si può chiudere in quella monocamerata con balcone. Gli almirantiani come Fini consideravano queste posizioni di nuova destra come tradimenti.
Vent’anni dopo io non ho mutato giudizio, al contrario di Fini, prima retoricamente fascista e ora retoricamente antifascista. Fatti suoi, ma non coincidono più con quelli dell’area che rappresentava. perché una destra vera e viva non nutre affatto desideri di revanscismo ma difende la revisione storica e difende il diritto di avare un diverso giudizio storico sul passato; fermo restando che una vera destra sta con la tradizione e non si chiude in uno scorcio turbolento del passato. Il fascismo è morto e sepolto, figuriamoci le sue pulci postume che saltellano dal neofascismo all’antifascismo, campando ora dell’uno, ora dell’altro.

commenti sul forum


Segnalo questo link ove troverete la clip de "Le Iene" che fa capire cosa significhi piegarsi al potere da parte di taluni esponenti di A.N.
Che vergogna....

http://www.video.mediaset.it/video.html?sito=iene&data=2008/09/30&id=4920&categoria=puntata&from=email





L'ASSESSORE E' ANCORA IN GUERRA... C'E' CHI, MAGARI IN MANIERA OSSESSIVA, E' ALLA RICERCA DI GIUSTIZIA E VERITA' E CHI ANCORA TRAE ISPIRAZIONE PER LA PRIOPRIA AZIONE POLITICO - ISTITUZIONALE (SICH!!) DAL MALCELATO ODIO POLITICO CHE PERVADE LA SUA AREA.

Lettera aperta di Pietro Cappellari all'Assessore 
al lavoro, alle pari opportunità e alle politiche giovanili della Regione Lazio. Di Pietro Cappellari

LETTERA APERTA ALL’ASSESSORE DOTT.SSA ALESSANDRA TIBALDI

Gentile Dottoressa,
come Voi sarete senz’altro al corrente, nelle scorse settimane, l’Italia dell’8 settembre 1943 e del 25 aprile 1945 si è di nuovo “infiammata” per le dichiarazioni politicaly incorrect degli attuali Sindaco di Roma e Ministro della Difesa.
Vista la situazione che perdura in Italia sin dalla mia tenera infanzia, non era assolutamente mia intenzione mischiarmi in questo genere di polemiche.
Siccome, però, Voi avete sentito il dovere di esprimerVi, in nome e per conto dell’attuale Sindaco di Roma e del Ministro della Difesa (in seguito all’invito che l’Ausiliaria della Decima MAS Raffaella Duelli aveva rivolto a questi ultimi), mi vedo anch’io costretto a scendere in campo. In particolare, per prendere le difese di chi, purtroppo, essendo morto, non è più in grado di difendersi. Oppure, la Vostra celebre “Guerra di liberazione” l’avete fatta da soli, senza nessuno sull’altro fronte?
Essendo un assiduo frequentatore del Campo della Memoria, considerandomi un uomo libero e ritenendomi personalmente offeso per le Vostre dichiarazioni, mi sono deciso a risponderVi con una lettera aperta, in modo che tutti possano giudicare il significato ed il senso delle Vostre parole.
L’articolo in cui erano riportate le Vostre dichiarazioni, si apriva con un Vostro invito al Sindaco di Roma e al Ministro della Difesa a non visitare il Campo della Memoria.
Chi era colei che si rivolgeva al Sindaco di Roma e al Ministro della Difesa, per quel tipo di “invito”? Da quale pulpito veniva la “predica” e, soprattutto, da quale poltrona “democratica” venivano espressi certi “consigli”?
Quando ho letto il Vostro nome – scusatemi l’ignoranza – mi sono chiesto: e chi è Alessandra Tibaldi?
Continuando a leggere l’articolo, la mia curiosità veniva soddisfatta: la Tibaldi è, nientepopodimenoché… l’Assessore al lavoro, alle pari opportunità e alle politiche giovanili della Regione Lazio.
Ma che strano! Pensavo che un Assessore a cotante difficili ed impegnative problematiche si occupasse esclusivamente di lavoro, di pari opportunità, di politiche giovanili. Invece, no: dissertava liberamente su quello che un Sindaco ed un Ministro della Repubblica – secondo il suo soggettivo ed arbitrario punto di vista – dovevano o non dovevano fare.
Si sa, in “democrazia”, ognuno fa quello che gli pare… (anche se questo caso di figura – secondo Aristotele – è piuttosto l’anarchia!) e, quindi, tali parole non dovevano più di tanto suscitare o provocare la mia meraviglia, né tanto meno la mia reazione.
Se il Vostro problema personale, che Vi angoscia così tanto, al punto da dover emettere un accorato e lancinante comunicato stampa, era quello dell’eventuale visita del Sindaco di Roma o del Ministro della Difesa al Campo della Memoria, non dovrebbe preoccuparVi più di tanto. Come avrete senz’altro letto, le immediate e fulminati reazioni del Presidente della Camera erano già state sufficienti, di sé per sé, a rimettere immediatamente in riga i due estemporanei e momentaneamente sediziosi aspiranti “colonnelli”.
Parliamoci chiaro, gentile Assessore. Il Campo della Memoria è un cimitero di guerra italiano. E’ gestito dal Ministero della Difesa, in applicazione della Legge 204 del 9 Gennaio 1951, che attribuisce al Commissariato per le Onoranze ai Caduti in Guerra, il compito di raccogliere e sistemare le salme degli appartenenti alle Forze Armate della RSI.
Voi potete essere d’accordo o meno con quanto sopra ma, credetemi, intessere una polemica politica su un fatto della Storia, è davvero fuori luogo. Oppure, “qualcuno” Vi chiesto di farlo?
Voi affermate che il riconoscimento del Campo della Memoria, come cimitero di guerra, “è una vergogna senza fine, che offende la coscienza civile e democratica del popolo italiano”.
Tali parole, agli occhi di qualsiasi Italiano, degno di questo nome, suonano come un’offesa gratuita verso quei caduti. Qualcosa che non si può far allegramente passare, senza fare delle opportune precisazioni.
Ripeto, repetita iuvant… Voi potete pure considerare l’applicazione di una legge italiana “una vergogna” o quant’altro ma, nessuno, in nessun caso, Vi autorizza a pontificare sulla “coscienza civile e democratica”.
Ignorando, infatti, chi foste, mi sono permesso di verificare la Vostra appartenenza politica. E, come avevo immaginato, ho potuto constatare che siete una dirigente del Partito della Rifondazione Comunista.
Senza essere scortese. Non Vi sembra che parlare di “coscienza civile e democratica”, dal vostro “pulpito”, sia, quanto meno, una contraddizione in termini?
Per convincersene, è sufficiente rileggere la storia del Comunismo e quella della nostra Patria.
Vedete, affermare che Anzio e Nettuno – anzi, storicamente si dovrebbe parlare di Nettunia –vennero “martoriate dalla guerra più sanguinosa che la storia ricordi (io, avrei messo una virgola…), prodotta dall’orrore dei regimi nazista e fascista”, è una semplice operazione di propaganda menzognera!
A parte il fatto che quella Guerra, per noi Italiani (non alleati dell’URSS!), fu “la lotta dei popoli poveri e numerosi di braccia contro gli affamatori che detenevano (e continuano a detenere) ferocemente il monopolio di tutte le ricchezze di tutto l’oro della Terra”… Ed a parte ugualmente il fatto che la Vostra parte politica scelse proprio quel “campo”… Non Vi sembra fuori luogo – con tutti gli scheletri che albergano nei Vostri “armadi” – parlare di orrori?
Nettunia, in particolare, caro il nostro Assessore al femminile (che dovrebbe ristudiarsi la Storia prima di pretendere insegnarla), venne massacrata, per il semplice motivo che i Vostri “liberatori” anglo-americani avevano scelto, tra le altre, queste specifiche contrade, per effettuare uno dei loro sbarchi d’invasione.
Furono loro – i Vostri “Alleati”… – e non “altri”…, a portare l’orrore e la distruzione nelle nostre città.
Il fatto che vi furono più nettuniani uccisi dagli Alleati che dai Tedeschi, forse, dovrebbe farVi capire tante cose. Ma, forse, sono troppo ottimista.
Del resto, in passato, a conferma del Vostro consueto modo di fare e d’agire, ragazzi mossi da sicura “coscienza civile e democratica” hanno più volte profanato il Campo della Memoria, insozzando lapidi e sepolcri con le tristemente celebri stelle rosse a cinque punte e le classici falci e martello, simbolo di regimi – questi sì! – i più orribili che la storia ricordi.
Ora, ditemi: essere antifascista e antinazionalsocialista – in quanto, quei regimi sarebbero stati “regimi dell’orrore” – e, allo stesso tempo, continuare a sfilare all’ombra delle bandiere rosse, non Vi sembra un po’ incongruo ed incoerente? In tutti i casi, è qualcosa che sfugge al mio senso razionale del giudizio!
Parlatemi, allora, se proprio ci tenete a riempirVi la bocca per auto-referenziarVi, del Vostro Comunismo, della Vostra “Resistenza”, invece di bollare come “ignominia” la visita che periodicamente fanno le Istituzioni del nostro Paese ad un cimitero di guerra italiano.
Capisco che per una Comunista, “le religioni siano l’oppio dei popoli” – con tutto quel che ne è conseguito nei regimi del Socialismo reale – ma pensare che un gesto di pietà umana o cristiana nei confronti di un caduto per la Patria, sia una “ignominia”, credetemi, non mi sembra davvero un modo coerente, per poi tentare di auto-definirsi umanitaristi.
Con i miei più cordiali saluti.
Nettuno, lì 21 settembre 2008
Dott. Pietro Cappellari
Ricercatore Fondazione della RSI – Istituto Storico





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